Un angolo di Caramanico quasi scomparso

Un angolo di Caramanico quasi scomparso

Frammenti di storia

Caramanico Terme è un borgo dalle antiche origini che hanno lasciato tracce più o meno visibili nell’assetto urbanistico del paese. Oggi a differenza di altre volte, vogliamo raccontarti di un angolo quasi scomparso dell’antico borgo, annoverato dal 2011 tra “I Borghi più belli d’Italia”.

Nascita del borgo e origine del nome

Quando il primo nucleo di Longobardi discese lungo la penisola italiana, all’epoca falcidiata dalle guerre barbariche e ancora pesantemente intrisa di romanità, alcuni membri di questo antico popolo germanico si insediarono su un poggio quasi imprendibile, difeso naturalmente dall’orrido scavato dal fiume Orfento e dalla dolce valle dell’Orta, via di comunicazione solcata da millenni da chi volesse raggiungere il cuore dell’Italia appenninica e poi proseguire fino a Napoli; la Maiella, maestosa madre delle montagne, e il selvaggio Morrone i confini naturali e invalicabili di questo luogo.

Fu lì che questa casta di hàriman, guerrieri, fondò un insediamento forse chiamato Castrum Romanicum che poi il tempo e il parlato locale devono aver storpiato in Caramanico. Siamo a cavallo tra il sesto e il settimo secolo e, con molta probabilità, nell’insediamento presto fu eretta una chiesa dedicata alla Madonna dell’Assunta. Già nel 1059, in una bolla papale di Niccolò II, la chiesa di Santa Maria è detta “plebana”, ovvero di importanza quasi vescovile e quindi a capo di altre chiese del territorio.

Luogo di preghiera, di carità cristiana ma, per necessità legate a quei tempi in tumulto, struttura fondamentale per la difesa dell’antica cittadella. L’edificio è infatti parte integrante delle mura cittadine, come testimoniano sia il torrione di guardia ancora oggi visibile, sia la toponomastica legata alla zona appena al di fuori dal caseggiato originale del borgo, nelle immediate vicinanze della chiesa (oggi coincidente con l’inizio di un viale alberato e di un quartiere residenziale realizzato nel secondo dopoguerra), ovvero “for la port”.

D’altro canto, quando la si osserva dalla strada che da località Fontegrande scende giù verso il centro storico, si nota come quella che dovrebbe essere la facciata principale sia in realtà molto spoglia ed essenziale, senza aperture proprio a causa del fatto che essa si trovi rivolta verso l’esterno, fronte Morrone e valle dell’Orta, e che quindi dovesse obbligatoriamente integrare il sistema difensivo del borgo di Caramanico.

Al contrario, una delle due pareti laterali è riccamente decorata, ornata da larghe finestre e dal magnifico portale gotico, risalente al 1452, arricchito dalla lunetta nel 1476, opera addirittura di un tal “Giovanni Teutonico da Lubecca”: siamo nel periodo di massimo splendore, legato all’allevamento del baco da seta e questo feudo, incastonato nel cuore dell’Appennino centrale e apparentemente isolato, ospita addirittura maestranze d’oltralpe.

Una delle porte di accesso alla cittadella fortificata

La porta di accesso non è più presente oggi, ma la si può ancora visualizzare al suo antico posto con un piccolo sforzo di immaginazione, ubicata al limitare del borgo e fiancheggiata dalla chiesa e da una serie di case-mura ben conservate lungo Via Maiella. Detta porta fu una delle sei che controllavano l’accesso nella cittadella, oggi ne restano conservate soltanto tre. Fu, con molta probabilità, completamente cancellata quando Corso Bernardi, la via che costeggia il lato absidale di Santa Maria e che appunto termina “for la port”, fu allargata e stravolta per consentire il passaggio della nuova strada carrabile, nella seconda metà dell’Ottocento. Le case e i palazzi del lato est, posto frontalmente all’abside della chiesa, furono letteralmente tagliati.

Oggi, così come allora, su questo lato spicca uno splendido portale in pietra della Maiella, il cui stile rimanda al Settecento, scolpito in semplici ma affascinanti forme tondeggianti: è il palazzo del civico n. 61, il quale ancora oggi è testimone di quel “taglio” dovuto alla realizzazione della strada; una volta varcato il portale, ecco che la scalinata che conduce al livello delle abitazioni è straordinariamente ripida, prova dell’”accorciamento” subito dall’intera struttura.

Per qualche carrozza gentilizia e, poco più in là, le nuove macchine a motore, fu cancellata una porta che vide il passaggio di generazioni di caramanichesi: soldati, viandanti, donne e uomini di rientro nel borgo al tramonto, dopo una giornata passata nei campi e sui pascoli, principi e visitatori.

Il paradosso di tutto ciò? Oggi questa tanto agognata strada non vede il passaggio di mezzi a motore da oltre un decennio. Corso Bernardi è “tornato” ad uso esclusivo dei pedoni, seppur senza la porta di Santa Maria a vegliarvi.

 

Se questa storia ti ha incuriosito e quando sarà possibile vorrai scoprire questo e gli altri angoli di Caramanico Terme, scrivici per informazioni a info@majambiente.it oppure iscriviti alla Newsletter Maja per ricevere aggiornamenti sulle nostre iniziative.

Se vuoi approfondire la storia di Caramanico e scoprire tanto altro sul suo territorio, ti rimandiamo agli altri articoli di Storie di Maja:

• Caramanico Terme: un paese da vivere (a piedi);

• Caramanico Terme, concentrato di bellezza tra storia e natura;

• 5 curiosità sulla Chiesa di San Tommaso.

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