Vivere la Maiella in famiglia: 5 itinerari alla scoperta degli eremi d’Abruzzo

Vivere la Maiella in famiglia: 5 itinerari alla scoperta degli eremi d’Abruzzo

Tra fede, natura e antiche leggende della Maiella

Affascinanti nella loro solitaria bellezza, conquistano i visitatori per la loro particolare architettura che si integra con la natura intorno. Parliamo degli eremi d’Abruzzo, rifugi spirituali che caratterizzano tutto il territorio del Parco Nazionale della Maiella. In questi luoghi isolati trovarono rifugio uomini che sceglievano una vita ascetica, pronti a rinunciare ad ogni forma di possedimento pur di sentirsi vicini al divino nella loro contemplazione solitaria.

Il più importante tra questi è Pietro da Morrone, conosciuto come Celestino V, il Papa del “gran rifiuto”, che trovò nella Maiella una “casa della spiritualità cristiana” contrapposta a Roma. Oggi gli eremi d’Abruzzo sono una delle mete più amate dai visitatori perché al loro fascino si unisce la bellezza degli itinerari che includono scenari naturalistici incantevoli.

Qui te ne presentiamo cinque, scelti per la loro posizione piuttosto agevole e ideali da raggiungere per una bella gita in famiglia. Pronti ad un tuffo nella storia? Iniziamo..

1. Eremo di Sant'Onofrio a Serramonacesca (PE)

Al di sotto di una grande parete rocciosa levigata dal tempo sorge il piccolo complesso dell´eremo di Sant’Onofrio, costruito come rifugio spirituale dai monaci benedettini della vicina Abbazia di San Liberatore a Maiella. Già al primo sguardo si percepisce lo spirito di raccoglimento e intimità che questo luogo emana rispetto alla maestosità dell’Abbazia poco distante. La sua struttura è composta da due piani: su quello superiore spicca la graziosa chiesetta dove ancora oggi viene celebrata messa. Da dietro l’altare si accede nella grotta, la parte più antica della struttura. Qui si trova un giaciglio chiamato Culla di Sant’Onofrio che i fedeli considerano miracoloso: ci si sdraia per guarire dal mal di pancia o dalla febbre. Credenze di un Abruzzo atavico che oggi rappresentano elementi fondanti della tradizione popolare.

2. Grotta Sant'Angelo di Palombaro (CH)

Ai margini del borgo di Palombaro in provincia di Chieti, circondato da un paesaggio davvero suggestivo, si trova l’eremo di Sant’Angelo, costruito tra XI e XII secolo dai resti di un´antica costruzione. La struttura, anch’essa appoggiata ad una grande cavità naturale, sorge dove si trovava un tempio dedicato a Bona, dea della fertilità. Le donne vi si recavano per bagnarsi i seni con l’acqua della grotta perché convinte potesse portare loro abbondanza di latte. In epoca cristiana questo culto fu sostituito dapprima con quello di Sant’Agata e successivamente con quello di S. Angelo. Il cammino verso l’eremo è parte stessa dell’esperienza di visita perché ci immerge in un luogo selvaggio che ci lascia percepire il legame profondo tra l’uomo e il divino attraverso la natura.

3. San Martino in Valle, Fara San Martino (CH)

L’impatto alla vista di questo eremo è a dir poco spettacolare. Costruito nel Vallone di Santo Spirito a 500 metri d’altitudine, l’eremo si è sviluppato sulla parete rocciosa di una delle gole appenniniche più lunghe dove i margini più stretti della parete misurano 2 metri per allargarsi ad una distanza di 50 metri. L’antico monastero, sepolto da detriti alluvionali, è stato riportato alla luce recentemente. La sua fondazione si fa risalire tra l’anno 829 e 832 e leggenda vuole che sia stato proprio San Martino ad aprire il varco nel vallone con i gomiti per permettere l’accesso agli abitanti di Fara alla montagna e quindi di costruire il monastero. Arte, natura e spiritualità, l’eremo di San Martino è una splendida sintesi del connubio che rende unico il nostro Abruzzo.

4. Eremo di San Michele, Pescocostanzo (AQ)

Tra gli eremi che vi raccontiamo è sicuramente quello poco conosciuto ma chi lo ha visitato ne è rimasto profondamente affascinato. Situato in una grotta ai piedi del monte Pizzalto in località Pedicagna nel comune di Pescocostanzo, l’eremo (risalente al 1183) è stato costruito scavando ai piedi di un banco roccioso e poi chiuso sul fronte da un muro che presenta due ingressi separati da una nicchia. Entrando all’interno della chiesa è stupefacente osservare il contrasto tra il pavimento realizzato con grandi lastre di pietra e la volta rocciosa non rifinita che caratterizza il soffitto. San Michele è una figura importate per la civiltà pastorale che venerava il santo per la sua figura di vincitore su draghi e mostri. Non a caso questo eremo si trova lungo una via di transumanza, un punto di riferimento per i pastori nel loro lungo migrare verso i pascoli di pianura.

5. San Bartolomeo in Legio, Roccamorice (PE)

Restaurato da Celestino V intorno al 1250 (dove visse per due anni), questo è sicuramente un luogo-simbolo della storia abruzzese. Scavato nella grande parete del Vallone di Santo Spirito solcato dal torrente Capo la Vena, l’eremo è perfettamente integrato nella roccia a tal punto da sembrare un tutt’uno con la stessa. Al suo interno, nel primo locale, troviamo la chiesa che custodisce la statua lignea di San Bartolomeo; alla sinistra dell’altare una porticina conduce alla piccola e spartana cella dove Pietro si isolava in preghiera. L’affaccio dalla finestrella e dalla parte posteriore ci regala una vista magnifica: si percepisce subito perché l’eremita scegliesse questo luogo immerso nel silenzio e nella pace della Valle come rifugio dell’anima. L’eremo è raggiungibile con due percorsi: da Abbateggio (PE) scendendo dalla Valle Giumentina offre uno punto di vista impareggiabile dall’alto sul vallone e sull´eremo. Oppure da Roccamorice che ci conduce all’ingresso con una breve ma suggestiva galleria scavata nella pietra.

 
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(© Ph. Luca Del Monaco – Archivio PNM)

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